Leucanthemum

Leucanthemum Miller (1754) è un genere di piante spermatofite dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Asteraceae, dall’aspetto di piccole erbacee perenni dalla tipica infiorescenza a margherita, con capolini con fiori tubulosi gialli e ligulati bianchi.
Il nome generico (Leucanthemum) deriva da due parole greche ”leucantha (λευκός)” (= bianco) e ”anthemon (ἄνθεμον)” (= fiore) e fa ovviamente riferimento al colore dei fiori. Il nome scientifico di questo genere è stato proposto dal botanico scozzese Philip Miller (1691 – 1771) nel 1754 nella pubblicazione ”The Gardeners Dictionary” (quarta edizione).
I dati morfologici si riferiscono soprattutto alle specie europee e in particolare a quelle spontanee italiane. Sono piante alte fino 100 cm (specie extraeuropee possono raggiungere i 200 cm). La forma biologica prevalente è emicriptofita scaposa (H scap); ossia sono piante perennanti con gemme poste al livello del suolo con fusto allungato e poco foglioso. Raramente sono annuali.
Le radici sono secondarie a partire dal rizoma (può essere strisciante).
• Parte ipogea del fusto: la parte sotterranea consiste in un rizoma (di solito con apice arrossato).
• Parte epigea del fusto: la parte aerea è eretta, ascendente. Può essere ramosa alla base, ma generalmente è presente un solo gambo (glabro o peloso).
Le foglie sono sia basali che caulinari a consistenza tenue o carnosa. Quelle basali sono picciolate, quella caulinari sono sessili e amplessicauli. Lungo il fusto sono disposte in modo alterno. La forma è diversa a seconda della posizione delle foglie lungo il fusto (ma anche della specie); in tutti i casi sono profondamente dentate:
• foglie cauline basali (compresa la rosetta basale): sono spatolate con una forma da rotondeggiante a obovata; la lamina è irregolarmente inciso-lobata (3 – 7 lobi); i lobi sono arrotondati o appuntiti;
• foglie cauline medie e superiori: hanno una forma da oblanceolata, oblunga a ovata; la lamina è da pennato-lobata a pennatofida; i lobi sono sottili e irregolarmente distanziati.
Le infiorescenze sono formate da capolini terminali unici (o pochi). La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae: un peduncolo sorregge un involucro emisferico/campanulato composto da più squame (o brattee) disposte in modo embricato che fanno da protezione al ricettacolo piano-convesso e nudo (senza pagliette) sul quale s’inseriscono due tipi di fiori: quelli esterni ligulati (da 13 a 34; raramente 0) di colore bianco (tendente al rosato in fase di essiccazione), disposti normalmente in un unico rango e quelli interni tubulosi molto più numerosi (da 120 a 200) di colore giallo. Le squame sono relativamente numerose: 35 – 60; sono disposte su 3 – 4 serie; la forma è da ovata a lanceolata con margini membranosi, quasi scariosi e di colore porpora scuro. Diametro dell’involucro: 12 – 35 mm. Diametro totale del capolino: 3 – 8 cm.
I fiori sono simpetali, zigomorfi (quelli ligulati) e attinomorfi (quelli tubulosi); sono inoltre tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calice – corolla – androceo – gineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Sono inoltre ermafroditi, più precisamente i fiori del raggio (quelli ligulati) sono femminili (raramente bisessuali); mentre quelli del disco centrale (quelli tubulosi) sono bisessuali.
• Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio
• Calice: i sepali sono ridotti ad una coroncina di squame.
• Corolla: i fiori periferici sono lanceolati a disposizione raggiante, ossia la corolla termina con una ligula a 5 denti. Quelli del disco centrale hanno delle corolle tubulari a 5 denti.
• Androceo: gli stami sono 5 con dei filamenti liberi; le antere invece sono saldate fra di loro e formano un manicotto che circonda lo stilo. Le antere alla base sono ottuse.
• Gineceo: lo stilo è unico con uno stimma bifido giallo (sporgente dalla fioritura) con le estremità troncate e terminanti con un ciuffo di peli; le linee stigmatiche sono disposte marginalmente; l’ovario è infero e uniloculare formato da due carpelli concresciuti e contenente un solo ovulo.
I frutti sono degli acheni ovali, bislunghi, neri e rigati di bianco: ai lati sono presenti 10 coste contenenti cellule micillaginifere e canali resiniferi. Gli acheni dei fiori del raggio esterno hanno un pappo rudimentale a forma di anello; ma in genere la sommità è nuda.
• Impollinazione: l’impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
• Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l’impollinazione dei fiori (vedi sopra). Alcune specie possono riprodursi per via vegetativa (tramite la parte sotterranea del fusto – rizoma).
• Dispersione: i semi/frutti cadendo a terra sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).
Le piante di questo genere sono distribuite in tutta Italia con una lieve prevalenza delle zone collinari e montane. Spesso gli habitat preferiti sono le aree in vicinanza delle abitazioni o zone disturbate dall’uomo (prati falciati, bordi delle strade, sentieri, ecc.). Fuori dall’Italia si trovano in Europa, Nord Africa e nelle regioni temperate dell’Asia. In altre aree buona parte delle specie quivi presenti sono state introdotte (America, Australia e Nuova Zelanda). Della dozzina di specie spontanee della flora italiana 8 vivono sull’arco alpino.

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